Sommario

«Nuovi sguardi al paessaggio e al territorio»
MIGUEL A. ALVAREZ ARECES

La nozione di patrimonio si è ampiata negli ultimi decenni con argomenti non trattati prima: le arti e tradizioni popolari, l’architettura urbana e industriale, i paessaggi rurali. Queste testimonianze non viste fino ad ora portano una dimensione estetica riferita specialmente al paessaggio.

Il territorio è lo spazio dell’operare umano. Il paessaggio è la sua proiezione visibile. L’intervento nei paessaggi, visto come un’opera con obiettivi sociali ed economici principalmente, deve aver in considerazione i valori simbolici che progetta ogni comunità. Le interrelazioni fra le discipline sono l’única maniera di integrare e spiegare la complessità dell’informazione che ci offre il paessaggio colletivo moderno.

La memoria è piú che pietre. Si son rotte le barriere che separavano il patrimonio culturale e il patrimonio naturale, e c’è una maggior attenzione ai valori del patrimonio inmateriale minaciato di sparire dovuto al processo di globalizazione. Si parla sempre di più dei paessaggi culturali, industriali, agricoli, o archeologici, delle relazioni uomo-natura. Non possiamo parlare di paessaggio senza aver in considerazione il protagonismo dell’uomo e della donna nel territorio, lasciando la loro impronta personale su questo. L’uomo trasforma il territorio nel suo vivere, convivere e pervivere.

Il patrimonio, l’intervento degli artisti sugli spazi aperti, il paessaggio como prodotto diretto del lavoro del sistema sociale confermano lo stretto vincolo fra il fomento culturale, funzionalità economica, e sviluppo sostenibile. Il proprio sforzo umano deve asicurare gli equilibri persi.

«Grandi altezze. Lineamenti su la storia delle ciminiere: l’eredita del passato»
VITO LUPO

La ciminiera e diventata un icona, un emblema del paesaggio industriale. Dalle prime ciminiere in laterizio, specialmente quelle di grande altezza, sviluppate nella fase preindustriale e nella revoluzione industriale. Cominciando la sua discesa nelli albori del XX secolo, con le prime realizzazioni in metallo e poi con cemento armato.

La ciminiera come l’eredita del passato, costituisce un capitolo importante della storia delle altezze, la cui dimensione costruttiva é stata scurata da modelli architettonici piu nobili.

La sua evoluzione e tecnologia si studia in paesi come Regno Unito, Italia o Stati Uniti, permetendo avicinarci a un mondo sconociuto e importante, sía nell suo aspetto storico, funzionale e stetico nelle tecniche industriali e della costruzione.

Una ciminiera è una presenza scomoda, una torre anomala, che emette fumo, associata all’imagine piu negativa dell’industrializzazione. Una torre inascecible, inospite, totalmente vuota al suo interno, un inquietante abisso che trasferisce in cielo i fumi. Una costruzione relativamente fragile, esposte ad un rapido degrado, una volta finita la sua vita utile.

Ma, soprattuto é un riferimento simbolico della civillizzazione industriale di questi ultimi secoli che domina e presiede i nostri territori.

«Natura, Paessagio e Industria»
LUIS BADOSA CONILL

La natura, il paessaggio e l´industria hanno avuto uno sviluppo interattivo più importante di quello noto y riconosciuto. Gli artisti non sono restati al margine del fatto industriale da quando appare la attività miniera e si incorporano le costruzioni industriali nella natura e nella città.
Inoltre dei temi trattati: forge, miniere, costruzioni, altri come le ferrovie, la navigazione, gli interni delle fabbriche, le opere pubbliche costituiscono aree specifiche per investigare e conoscere le opere più rilevanti prodotte al rispetto.

L´artista non si è limitato, soltanto, a rappresentare il fatto in se o alla cambiabile realità formale sennó che ha preso partito, preso all´ operaio, sulle forme di vita, lavoro e reivindicazioni lavorative.

La natura ha accolto nel suo seno l´attività industriale come un´attività al servizio dell´uomo e la società però stiamo guardando già certe aggressioni industriali che non possiamo sopportare se vogliamo contare con lei in beneficio solidario di chi erederanno il nostro patrimonio.

«Territorio e gestione creativa del patrimonio culturale e naturale»
JORDI PADRÓ WERNER

Il Territorio Museo è una opzione e un modello che persegue la conversione di un territorio determinato in un prodotto turistico-culturale integrato; qualsiase strategia di promozione locale che si sostenti su progetti di porre in valore il patrimonio culturale e naturale deve avere come obiettivo primordiale conseguire il preservamento di culture, monumenti e dintorni e avere effetti indotti nel territorio come creare posti di lavoro e servizi.

La creazione di una offerta patrimoniale precisa non solo della conoscenza delle risorse patrimoniali che la sostengono, senno anche sapere qualli sono gli interessi e le motivazioni deo turisti e visitatori, e raccogliere le richieste e le inquietudine della popolazione locale, con la sua partecipazione per la sua posteriore gestione attendendo agli interessi e proposte dei diversi settori sociali, culturali e turistici, pubblici e privati.

E essenziale mettere in pratica la nozione di gestione creativa del patrimonio con l’importanza del consenso e la partecipazione sociale, programmazione estrategica, sostentabilitá, qualitá nell’ esperienza visitante, diversificazione delle fonti di finanziamento, reinvestimento nel miglioramento del patrimonio e un contributo allo sviluppo locale e alla creazione di lavoro.

«Il patrimonio industriale di Aljustrel. Un villaggio minerario»
HELEVA ALVES

Aljustrel, designa, simultaneamente, il nome di un paese medievale e un insieme delle principali miniere esistenti nei suoi dintorni. Dovuto a questa prossimità, il villaggio va acquistando e ristrutturandosi, da metà del secolo diciannove all´attualità, immersa in questa fase di desindustrializzazione, d´accordo a un´identitá con lineamenti culturali minieri. In un allungato territorio, le infrastrutture coesistono spazialmente: la giornata di lavoro, si torna allo stesso tempo, un viaggio al passato storico del lavoro e delle tecniche miniere lì utilizzate.

Questo è un caso paradigmatico della disparità di criteri che hanno utilizzato per valorizzare il patrimonio storico e archeologico. A pesar della sua visibilità e importanza per l´economia locale e regionale, il patrimonio industriale è stato dispregiato e apartato delle riferenze culturali del paese, tanto dai poteri locali, come dalla stessa popolazione.

In maggio 2002, il Museo Archeologico di Aljustrel, ha inaugurato una esposizione sui “2000 anni della Miniera di Aljustrel” con l´obiettivo di divolgare, preservare e valorizzare il patrimonio naturale e storico (materiale e imnateriale) del posto, avendo in conto il concetto di sviluppo della cittadinanza e l´identità locale relazionati con la diversità e la pluralità dei lineamenti culturali e i saperi ligati all´universo del lavoro industriale.

«Percezione locale del territorio nel riserva della biosfera, isole di Old Providence e Santa Catalina – Caribe Colombiano»
LUZ ÁNGELA MONSALVE HOYOS

Il presente articolo describe e analizza i discorsi, percezioni e pratiche che hanno i popolatori locali della riserva della biosfera, isole di Old Providence e Santa Catalina (Arcipelago di San Andrés, Old Providence e Santa Catalina, provincia colombiana) sul loro territorio.

«ll paessaggio della industria: un nuovo orizzonte del patrimonio culturale»
MARIA FERNANDA FERNÁNDEZ GUTIÉRREZ

Il patrimonio industriale ha acquistato importanza nella nostra cultura e la società occidentali, sebbene giovane, è un vasto ambito di studio nel quale recentemente si è manifestato un interesse crescente per il paessaggio dell´industria. Grazie alla scoperta di questa dimensione territoriale, aspetti come i lavorabili, tecnici, socioeconomici, antropologici, architectonici o estitici che prima erano prioritari e si analizzavano isolatamente, pasano ora a organizzarsi e spiegarsi in virtude della sua posizione in una rete più complessa, tridimensionale, la quale tesse l´industria al impiantarsi in uno spazio. L´industria imprime i suoi stampi nello spazio, umanizzandolo. Si debe scrutare queste impronte nella fase di campo, come insegna l “archeologia industriale”, e anche devono mettersi in valore nei processi di riabilitazione per acquistare così un´idea globale del nostro passato attraverso dei suoi vestigi industriali, però si sono estesi per l´area latina di Europa e Spagna partecipa di questa pienamente. Si raccogliono (attraverso diverse opere e riferenze dispari) lo sviluppo di questa tendenza, le caratteristiche di questo paessaggio, la logica sociospaziale che imprime la produzione industriale e si riflette specificamente sul mezzo minerario, per la sua speciale rilevanza in Asturias.

«Arte, architettura, ingegneria e paessaggio nelle centrali idroelettriche asturiane»
MIGUEL ÁNGEL GARCÍA-POLA VALLEJO

A mediados del secolo XX se costruiscono diverse centrali idroelettriche nella regione di Asturias, nel nord di Spagna, per soddisfare la crescente demanda di energia dopo un´epoca di autarchia economica del paese.

Le caratteristiche delle singolari opere che incidono nel paessaggio asturiano sono: la collaborazione nel processo di edificazione di architetti e ingegneri, l´incorporazione delle arti plastiche nelle opere e il terzo aspetto è l´eccezionale condizione paessaggistica dei suoi stabilimenti. Sette centrali possono considerarsi in questo apartato: Salime, Miranda, Tanes e Proaza, promosse per idroelettriche del cantabrico, nelle quali intervengono preso al equipo tecnico della compagnia l´architetto Joaquin Vaquero Palacios (1900-1998) e Silvón, Arbón e Arenas de Cabrales, promosse dall´ Electra del Viesgo e proiettati in collaborazione dall´ingegnere di cammini Juan José Elorza e l´architetto Ignacio Alvarez Castelao (1910-1984)
Si analizzano gli aspetti segnalati che si manifestano in ognuna delle opere con maggior o minore intensitá, in un periodo di construzione che va dal 1945 con il Salto di Salime fino al 1980 con la costruzione della centrale di Tanes.

«Il fiume di Los Angeles: ridisegnando il paessaggio urbano»
ARTHUR GOLDING

Il paese di Los Angeles è fondato nel 1781, le montagne, il fiume e la riviere-costiera formavano già parte del paessaggio. Attualmente, estesi intrecci di strade e una rete di autostrade si frammezzano e coprono le terre basse delle conca e i valli.

Segnato da una serie di edifici grandi che fanno contrasto con le montagne e la riva del fiume che definiscono il paessaggio urbano di Los Angeles.
Soltanto il fiume resta invisibile, ridotto a una línea di cemento di canali di drenaggio, privato della sua sponda vegetazione, rodeato dalle linee della ferrovia, nascosto dalle piante industriali e le autostrade. Diversi progetti di ingegneria inconclusi o sbagliati fanno che Il Fiume Los Angeles sia una reliquia di quei paessaggi fisici, economici, e inteletuali che lo configurarono nel 1930 e un problema non risolto ancora dal punto di viste della sicurezza nel periodo di inondazioni delle acque, nel piano urbanistico o socioeconomico di regenerazione di una zona urbana importante nella città.

Malgrado non sia ormai una fonte d’acqua per la città, un fiume vivo sarebbe un’emblema di una gestione d’acqua risponsabile e un simbolo di sviluppo sostenibile. Negare il fiume è negare l’origine della città. Ripensare il fiume è scoprire un’opportunità unica di definere zone urbane, unire quartieri e comunità, e dare al nostro paessaggio e alla nostra storia l’importanza che merita.

«Ria di Bilbao l´industria fabbrica del paessaggio»
IÑAKI URIARTE

La natura ha proporzionato a Bilbao due elementi fondamentali per il suo sviluppo: il minerale di ferro dei suoi monti come materia prima e la sua Ria. La coincidenza entrambi in uno spazio territoriale molto vicino propiziò che l´implanto della Rivoluzione Industriale avesse speciale incidenza nel dintorno del villagio di Bilbao.

La colonizzazione industriale e demografica su questo spazio supraurbano originò dei margini fluviali fabbrili duri compartiti con asentamenti sociali di molto contrasto: dalla infraabitazione operaia fino a stabilimenti borghesi di altissima qualità. Come testimone di tanti episodi succesi negli ultimi 150 anni, costituisce lo scenario della industrializzazione. Stabilisce un racconto di spazi e episodi lavorabili fino ad´ora soltanto apprezzabili dalla sua capacità prodottiva, lontani dalle nozioni tradizionali della bellezza. Nonostante, la decadenza di tanti edifici, impianti e utensili industriali, crea un paessaggio in declino contornato di romanticismo il quale da un valore estetico a questi monumenti lavorabili.

Di alcuna forma la ría è la ragione di essere, l´anima di un posto che dobbiamo valorare e rispettare. Ricuperare esige una riflessione e reinterpretazione della sua natura come della sua qualità paessaggistica. La Ria di Bilbao è un racconto di preesistenze, permanenze e disapparizioni. Malinconia e utopia, omaggio e paessaggio.

«Iraq-Stati Uniti: promessa di guerra e prospettive di una nuova geografia imperialein Medio Oriente»
MICHEL SUÁREZ

Il fotografo “free-lancer” Alejandro Zapico ci avvicina con le sue testimonianze grafici la convulsionata cotidianità degli uomini e donne irachiani e a la loro improbabile coesistenza con un reticolato che si torna visibile giorno dopo giorno. Dalla sua parte, Michel Suárez, membro del Comitato di Solidarità con la Causa Arabo, anche integrante della campagna statale per il Sollevamento delle sanzioni a Iraq, offre una visione panoramica del conflitto dalla Guerra del Golfo al presente , dando chiavi spiegative che soggeriscono un’interpretazione molto lontana dalla monolitica visione “cucinata” dalla grande media. L’articolo raccoglie, inoltre, impresioni personali dell’autore sullo stato di descomposizione della società civile irachiana, frutto della sua particolare esperienza in quel paese, e fa la radiografia del traumatismi provocati dalle sanzioni in campo, nelle strade, nelle scuole e negli ospedali.

«Una nazione prigioniera»
HANS VON SPONECK
DENNIS HALLIDAY

Il tedesco Sponek e l’irlandese Halliday occuparono il carico di coordinatori umanitari delle Nazioni Unite del programma “Petrolio per Alimenti”, da 1998 al 2000, e dal 1997 al 1998, rispettivamente. Tras comprovare sul terreno la degradazione e la perversione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, orientate dagli Stati Uniti, tutte e due si sono dimmisi in un infrequente esercizio di onestà profesionale e integrità personale.
Nel loro articolo denunciano l’insufficenza del programmi umanitari per contenere la crisi umanitaria provocata dal blocco, e la sua istrumentazione da parte di Washington come arma politica, allo stesso tempo affermano che non esiste un’alternativa umanitaria alle sanzioni.

D’accordo con loro, la soluzione debe essere necessariamente di natura politica e per questo, esortano all’opinione pubblica mondiale a ribellarsi contro l’ignonimia dell’assedio a Iraq e a riesumare una verità sepoltata sotto gli sgombri delle falsità e le verità a metà.

 
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